Diversi vigneron e produttori di vino di comprovata esperienza e di chiara fama, che fanno della loro giornate in vigna una vera e propria attività eroica, decidono di non espiantare le vigne vecchie e, al contrario, di mantenerle dandogli nuova vita. L’obiettivo di questi eroi del vino è quello di rivitalizzare la vite, in modo da estrarre dalla vigna vecchia un vino pregiato chiamato “primitivo”. Per questo motivo i viticoltori avveduti si prodigano per rivitalizzare le vigne con impegno e fatica, in modo da ottenere vini esclusivi con un’appropriata vinificazione.
È normale però domandarsi se un comportamento di questo tipo abbia davvero senso e se, quindi, nelle piante vecchie ci sia qualcosa di magico che si trasmette al bicchiere. In effetti gli old vines, i vinas viejas, le alte Reben o le vieilles vignes, non sono solo vezzi italiani. Il recupero e la rivitalizzazione delle vigne vecchie è un processo diffuso a livello internazionale. Le vigne vecchie rivitalizzate riguardano soprattutto i vitigni a bacca bianca più diffusi in Italia, e non solo.
Che cosa sono le vigne vecchie, quanti anni vive una vite, le uve delle vigne vecchie
In viticoltura si identificano come vigne vecchie quelle che hanno un’età compresa fra i 40 e gli 80 anni. Tuttavia a volte si può andare persino oltre e in effetti le vigne vecchie per antonomasia, la più longeva è descritta a questo link, sono niente meno che centenarie.
Non si pensi, comunque, che il lavoro sia così facile. È raro riuscire a mantenere le vigne vecchie e per ragioni di produttività e quantità di prodotto, in molti casi anche le vigne che hanno appena superato i 20 anni vengono espiantate e sostituite. Il che, come si può facilmente immaginare, è un peccato. I vitigni a bacca bianca più diffusi sono il Catarratto in Sicilia e il Trebbiano e sono anche tra quelli più longevi. Sono entrambi vitigni coltivati in più regioni d’Italia, ma è bene precisare che le vigne vecchie possono essere di qualunque tipo.
Il ciclo vitale della vite
La vite resta improduttiva per un periodo che va da un minimo di 1 anno a un massimo di 3. Dopodiché la produttività aumenta in maniera costante fino al quinto, al sesto o al settimo anno anche se le variabili sono diverse a seconda del tipo di vitigno. In linea di massima si ha una produttività costante fino più o meno al 25esimo anno di vita.
A partire da quel momento la produttività scende a seconda del sistema di allevamento, della varietà e della modalità con la quale la vite è stata curata nel corso degli anni. Così, c’è il pericolo che non sia più vantaggioso, da un punto di vista prettamente economico, tenere la vite per ragioni di quantità di uva generata e di vino prodotto. Il discorso è diverso, invece, per ciò che riguarda il patrimonio genetico, la conservazione delle qualità del vino relative al territorio e la sua qualità. In passato il ciclo vitale della vite era decisamente più lungo e arrivava tranquillamente al secolo
Che cosa cambia nel vino di una vigna vecchia rispetto ad una vigna giovane
Una caratteristica peculiare delle vigne vecchie ha a che fare con la possibilità di conservare varietà di uva uniche antiche, non contaminate con i genomi contemporanei. Esse, inoltre, sono testimoni del carattere speciale del territorio a cui appartengono da tempo e in generale della storia produttiva di un’azienda.
Per questi motivi sono in grado di produrre uve che hanno un livello di qualità più elevato, dal momento che con il passare del tempo le loro radici riescono ad arrivare sempre più in profondità. La caratteristica delle loro radici, la loro capacità di addentrarsi in profondità nel terreno non può essere in alcun modo sostituita da una vigna giovane.
Rispetto alla vigna giovane la vigna vecchia ha la possibilità di avere sempre a disposizione nutrienti esclusivi e più acqua, oltre alle specificità dei nutrienti di superficie, come il vento, la presenza di altre piante specifiche del territorio, la coltivazione in montagna, in collina o al mare ecc.
Ed è questo, in buona sostanza, il motivo per il quale sono in grado di resistere in molte condizioni che sarebbero ostiche per vigne più giovani.
Le uve prodotte dalle vigne vecchie
Le radici delle vigne vecchie sono particolarmente profonde, dunque. Queste vigne hanno una produttività inferiore, ma al tempo stesso la qualità delle uve che ne deriva è più elevata, con un livello di acidità superiore. Nel caso delle bacche rosse si ha a che fare con una concentrazione più elevata di pigmenti quali i flavonoidi, i flavoni e gli antociani. Nelle bacche bianche, invece, gli acini sono più zuccherini perché più piccoli. Queste qualità e caratteristiche, unite alla pazienza del vignaiolo e alla cura prestata alla vigna vecchia consentono di ottenere dei vini pregiati, seppure in quantità ridotta. Il che è un bene
